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OPSA di Sarmeola di Rubano, Flash mob della FP Cgil Padova: “Non per i soldi, ma per i diritti”

FP Cgil Padova: “I lavoratori dell'OPSA hanno un contratto, scaduto da 9 anni, che non permette loro di conciliare lavoro con vita privata. Così, la fuga del personale è solo destinata ad aumentare”

“Non vogliono più soldi, vogliono diritti”


“Un flash mob per richiamare l'attenzione sulla necessità del rinnovo del contratto dei lavoratori dell'OPSA (Opera della Provvidenza Sant'antonio), regolati da un contratto, lo RSA ARIS,  ormai scaduto da 9 anni, che di fatto li rende il fanalino di coda della sanità privata. Sono i fratelli poveri dei loro colleghi del comparto pubblico e di quelli che, in quello privato sono regolati dal contratto nazionale RSA AIOP, rinnovato circa un anno fa, mentre per loro non è neanche stato aperto un tavolo per il rinnovo. È una vergogna”.

È netta Raffaela Megna, Segretaria Provinciale della FP Cgil Padova che segue i lavoratori dell'OPSA di Sarmeola iscritti al sindacato e che oggi hanno fatto un presidio davanti alla sede, in via della Provvidenza per protestare per la loro situazione lavorativa che a causa della cronica carenza di organico, di fatto, impedisce loro di avere una normale vita privata.

“Proprio ieri – dice Raffaela Megna – una lavoratrice mi raccontava di avere la figlia adolescente a casa con 40 di febbre e delle difficoltà che aveva ad ottenere il permesso di assentarsi per andare da lei. Il guaio è che con il tipo di contratto che ha, la cosa è perfettamente legale visto che prevede che il lavoratore ha solo la facoltà di scegliersi le date per i 13 giorni di ferie estive e per una settimana all'anno da godere fuori dai periodi estivi, natalizi e pasquali. Il resto dei giorni  è a totale discrezione della direzione. Il risultato è che il personale lamenta una media di 400 ore di ferie arretrate non godute”.

“Purtroppo – prosegue la sindacalista – il mancato rinnovo del loro contratto, su cui non è stato neanche aperto un tavolo di discussione, non permette loro di conciliare vita privata con quella lavorativa, con la prima totalmente schiacciata dalla seconda. Nelle proposte della direzione vi era stata solo un’apertura dal punto di vista economico con il riconoscimento di aumenti salariali ma il punto è che ai lavoratori non interessa avere più soldi, bensì più diritti”.

“A questo punto – conclude Raffaela Megna – l’auspicio è che i dirigenti nazionali di una associazione datoriale, mi riferisco all’ARIS, profondamente legata al mondo cattolico e ai suoi valori (a cui aderisce, al pari di tanti istituti socio sanitari di natura religiosa, l’OPSA che, non a caso, porta proprio il  nome del santo patrono della città di Padova), si mettano una mano sulla coscienza e prendano atto che i lavoratori non sono schiavi e non si può pretendere da loro di non avere una vita privata. E speriamo se ne convincano anche gli stessi dirigenti dell'OPSA e lo facciano in fretta, onde evitare la continua emorragia di personale che a questo ritmo rischia di compromettere la funzionalità della stessa Opera della Provvidenza Sant'Antonio di Padova”.
 
In allegato l'articolo sul Flash Mob del Mattino di Padova
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