In meno di ventiquattr’ore, il territorio padovano è stato scosso da due drammatici episodi che riportano al centro del dibattito pubblico l'emergenza sicurezza. A Borgoricco, il quarantaseienne Denis Zeggio ha perso la vita mentre si trovava al lavoro, vittima di un malore fatale durante le operazioni di scarico merce. Quasi contemporaneamente, a Valdagno, un operaio di 57 anni residente a Cadoneghe è rimasto gravemente ferito a causa del cedimento improvviso del braccio di una gru, un incidente che solo per puro miracolo non si è trasformato nella seconda vittima della giornata.
La coincidenza temporale di questi due eventi ha riacceso il dolore e la rabbia dei sindacati e della comunità locale. Se da un lato gli accertamenti dello Spisal sul decesso di Zeggio sembrano orientarsi verso cause naturali, resta il dato drammatico di una vita spezzata durante l'attività professionale. Dall'altro, l'incidente meccanico che ha coinvolto il lavoratore di Cadoneghe evidenzia ancora una volta le criticità legate alla manutenzione e alla tenuta dei mezzi di sollevamento.
Sulla gravità della situazione è intervenuto duramente Gianluca Badoer, Segretario Generale della Cgil di Padova, che ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Quella di oggi è l’ennesima giornata drammatica che colpisce al cuore il nostro territorio e ci costringe, ancora una volta, a fare i conti con una realtà che non possiamo e non dobbiamo accettare. Esprimo, a nome di tutta la Cgil di Padova, il cordoglio più profondo alla famiglia di Denis Zeggio. Anche se le prime verifiche dello Spisal sembrano attribuire la sua scomparsa a un malore improvviso e non a un infortunio traumatico, resta il fatto inoppugnabile che un uomo di soli 46 anni è morto mentre stava lavorando. Un decesso sul posto di lavoro non è mai un evento neutro: deve interrogarci profondamente sui ritmi, sulle pressioni e sulla salute di chi, ogni giorno, mette le proprie energie al servizio del sistema produttivo.
Contemporaneamente, guardiamo con estrema preoccupazione all'incidente di Valdagno, dove un operaio di 57 anni di Cadoneghe è vivo per miracolo. Il cedimento del braccio di una gru è un evento gravissimo che poteva trasformarsi nell'ennesima tragedia meccanica a pochi giorni dal lutto che ha già colpito la comunità di Borgoricco. Questi eventi, avvenuti a poche ore di distanza, non sono tragiche fatalità, ma sintomi di una piaga che non accenna a guarire. Non è accettabile che nel 2026 si rischi ancora la vita per il guasto di un’attrezzatura o durante semplici operazioni di scarico merce.
È inammissibile che la vita di un lavoratore dipenda ancora dalla tenuta di un braccio meccanico o che non si riesca a intervenire tempestivamente sulla prevenzione e sulla tutela della salute fisica e psicologica nei luoghi di impiego. Siamo di fronte a un'emergenza che richiede un cambio di paradigma totale: la sicurezza non può più essere considerata un costo da tagliare o un adempimento burocratico che rallenta la produzione. Deve diventare il pilastro su cui si fonda l'impresa stessa.
Chiediamo con forza alle istituzioni e alle associazioni datoriali di passare dalle parole ai fatti. Serve un potenziamento immediato degli organi di vigilanza e una cultura della manutenzione che non lasci nulla al caso. Non possiamo limitarci a contare le vittime o a tirare un sospiro di sollievo quando un incidente non finisce nel peggiore dei modi. La nostra battaglia continuerà finché ogni lavoratore non avrà la certezza assoluta che, uscendo di casa al mattino, vi farà ritorno sano e salvo la sera. Il lavoro deve servire a vivere, non a morire.”